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Aree Archeologiche della Sardegna

Un quinto di tutti i siti archeologici presenti in Italia si trovano in Sardegna. Questi sono i dati ISTAT: su un totale di 287 aree e parchi archeologici, ben 54 si trovano sull’isola.

Ma cosa significa?

Significa che la Sardegna è la meta ideale sia per tutti gli appassionati di archeologia, che avranno occasione di entrare a contatto l’antica storia e cultura dell’isola, sia per tutti coloro che solo di rado – o mai – si sono approcciati a questo tipo di visite. Quale luogo migliore della Sardegna per dare una chance alle escursioni storico-archeologiche?

6 siti archeologici della Sardegna adatti a tutti

Fra costruzioni megalitiche, fate, spiriti e misteriose energie curative, le aree archeologiche della Sardegna offrono molto più di semplici pietre.

Su 45 aree archeologiche e 9 parchi archeologici presenti in Sardegna, non è difficile credere che esista l’escursione perfetta per ogni viaggiatore. Ecco quindi 6 siti archeologici in grado di affascinare anche i visitatori solitamente indifferenti alla storia delle antiche rovine.

Tombe dei giganti

Le tombe dei giganti sono strutture funerarie preistoriche, formate da grandi lastre di pietra disposte verticalmente. La disposizione è alquanto singolare: ad alcuni ricorda il muso di un toro con le sue corna, ad altri una donna partoriente. Cosa rappresenti la composizione, però, è solo uno dei misteri che avvolgono questi antichi siti. Un interrogativo ben più affascinante riguarda i costruttori delle tombe: il loro nome deriva infatti dalla credenza popolare che queste strutture fossero state costruite da esseri giganteschi, leggendari abitanti dell’isola.

Cosa rappresentano queste costruzioni megalitiche? Sarà vero che al loro interno sono state trovate ossa gigantesche? E perché in molti credono che queste lastre abbiano poteri curativi?

Cercare risposte in rete o sui libri può forse placare la curiosità, ma non il desiderio di fare esperienza e di sentire, a pelle, la magia che emana da queste antiche tombe.

Pozzi sacri

pozzi sacri della Sardegna sono strutture tipiche della cultura nuragica, risalente al II millennio a.C.. Oltre che per l’approvvigionamento idrico, questi pozzi venivano impiegati per scopi religiosi, in quanto considerati sacri: gli antichi sardi ritenevano infatti che questi pozzi fossero un canale di comunicazione fra gli uomini e gli spiriti, un punto di incontro tra il mondo umano e quello divino. Per questa ragione, l’acqua dei pozzi veniva utilizza per le abluzioni (purificazione rituale del corpo) e per le libagioni (offerta di bevande agli dei durante i riti religiosi).

Visitare i pozzi sacri può essere un’esperienza spirituale travolgente: da una parte permette di entrare in contatto con una cultura antica e di riscoprire il senso di sacralità che ha caratterizzato l’umanità sin dalle sue origini, dall’altra, per chi ci crede, permette di entrare in contatto con gli spiriti stessi.

Nuraghi

nuraghi sono costruzioni preistoriche risalenti al periodo della civiltà nuragica. Sono strutture a forma di cono simili a delle casette, formate da tanti mattoni di pietra che danno loro l’aspetto di un alveare. Con tutta probabilità servivano a come torri di vedetta per sorvegliare il territorio, o come depositi per accatastare risorse alimentari. Nonostante ciò, l’ipotesi più affascinante sostiene che i nuragici li utilizzassero anche per l’osservazione delle stelle e dei corpi celesti. Secondo questa teoria, i nuraghi sarebbero stati orientati in modo da individuare le costellazioni e le stelle più importanti nel cielo notturno, e utilizzati come veri e propri osservatori astronomici.

Cosa avranno visto i nuragici attraverso le loro costruzioni? E cosa possono insegnarci questi luoghi sulle forze naturali del cielo e della terra?

Case delle fate

Le domus de janas sono delle tombe preistoriche scavate nella roccia. Il loro nome deriva dal sardo e significa “case delle fate”, in riferimento alla leggenda che associa i loro cunicoli a casette di minuscole creature magiche note, appunto, come janas.

Secondo la leggenda, le janas sono creature a metà fra fatine e streghe, che durante le notti di luna piena escono fuori dalle loro casette per ballare e cantare. Vestono sfarzosamente e spesso concedono ai mortali dei doni magici o li invitano ad entrare nel loro regno incantato, da cui però nessuno è mai tornato. Per questo motivo, molti sardi evitano ancora oggi di avvicinarsi troppo alle domus de janas, per timore di urtare l’ira delle fate e di subire le loro terribili vendette.

Dolmen e Menhir

dolmen e menhir sono entrambi monumenti megalitici costituiti da grandi lastre di pietra immerse nella natura incontaminata. Per un occhio poco esperto, le differenze sono poche: i dolmen sono disposti in modo articolato gli unici vicini agli altri, talvolta anche orizzontalmente così da formare dei veri e propri portali, mentre i menhir hanno una disposizione meno elaborata ma, in compenso, sono arricchiti da incisioni e decorazioni.

La massiccia presenza di dolmen e menhir nel territorio sardo le ha valso l’appellativo di  Stonehenge del Mediterraneo.

Il sito più suggestivo è di certo Pranu Mutteddu, nei pressi di Goni, nella provincia del Sud Sardegna. Qui è possibile visitare in un solo colpo una grande varietà di patrimoni artistico-archeologici.

All’interno del parco di Pranu Muttedu si trovano:

  • menhir e dolmen, solitari e in gruppo;
  • domus de janas scavate nella roccia;
  • la necropoli di Genna Accas;
  • sepolcri a forma di anelli di pietre;
  • una serie di oggetti di uso quotidiano, come accette, collane e pugnali, ritrovati in prossimità delle tombe.

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